Tutto sotto controllo

Telefona un amico dalla Germania. Intende passare alcuni giorni a Roma, ha trovato lannuncio di un Bed & Breakfast in Corso Trieste e vuole sapere se la zona è carina. Gli consiglio di dare uno sguardo alla strada su Google street view. Dieci minuti dopo richiama, entusiasta. “Davvero bello. Corso Trieste. E poi si vede tutto! Neanche una casa è coperta dai pixel!”

Il suo stupore è comprensibile. Basta fare un test con una città tedesca qualsiasi, per esempio Berlino, Bamberger Straße. Come Corso Trieste, è una strada abitata da persone del ceto medio-alto, professionisti e laureati. Esplorarla con Google street view però, è un’impresa che riesce soltanto a metà, perché la visione è continuamente interrotta da palazzi coperti da pixel. Il motivo è semplice: i residenti non gradiscono e hanno chiesto a Google di rendere irriconoscibile la loro casa; in breve, che venga rispettata la loro privacy.

Chi vive in Italia può fare la stessa richiesta, ma quasi nessuno si avvalevi questo diritto. A seconda dei punti di vista, potremmo dire che gli italiani sono molto più rilassali, o molto più distratti, quando si tocca la loro sfera più intima, per la quale non esiste neanche una parola italiana specifica, ma si adotta direttamente privacy. Certo, anche il bel paese ha il suo Garante per la privacy, ma il suo ufficio deve dirimere molti meno casi del suo omologo tedesco. Prendiamo il comune di Gottasecca, in provincia di Cuneo. È un paesino di appena 150 abitanti, ma un anno fa il sindaco ha pensato bene di fare installare ben 22 videocamere – una ogni sette abitanti! – in modo da sorvegliare ogni angolo del paese e poter persino leggere le targhe delle macchine anche di nottè. Il primo cittadino, Adriano Manfredi, così vuole “dare un segnale di sicurezza alla popolazione”, colpita da ripetuti furti nelle case. E la privacy dei cittadini perennemente osservati sugli schermi dai vigili urbani e dai carabinieri? “Qui non abbiamo niente da nascondere”, taglia corto il sindaco. Infatti non ci sono state proteste a Gottasecca, né sono riportate proteste dei cittadini nei tanti comuni italiani, piccoli e grandi, che negli ultimi anni si sono dotati di migliaia di videocamere. Come in Germania, la strada pubblica può essere sorvegliata solo dagli enti pubblici, dai comuni e dalle forze dell’ordine, ma la soglia è ben piÙ bassa. In Germania la legge esige di dimostrare che lo scopo perseguito con la videosorveglianza non possa essere raggiunto con altre misure. Quando, nel novembre dell’anno scorso, il ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maizière, ha proposto di estendere la videosorveglianza alle piazze e ai grandi spazi aperti delle città, sie subito levata la protesta dei garanti e delle associazioni per la difesa della privacy. Simili proteste sono quasi del tutto assenti in Italia.

La differenza non si spiega con il passato del nazismo in Germania e poi del comunismo nella Rdt, che avrebbero reso i tedeschi particolarmente sensibili verso uno stato spiane, che vuole sapere troppo dei suoi cittadini. Anche l’ltalia, infatti, è passata attraverso più di 20 anni di fascismo, con la sua polizia segreta che spiava tutto e tutti. L’Italia però, a differenza della Germania, è passata anche per altre dolorose esperienze, che hanno reso l’uso di strumenti di sorveglianza molto più accettabile ai suoi cittadini. Ben tre regioni del Sud vedono la presenza di mafie onnipresenti e asfìssianti: Cosa nostra in Sicilia, la camorra in Campania, la ndrangheta in Calabria. Inoltre, negli anni Settanta e Ottanta, c e stata un ondata di terrorismo di sinistra e di destra che ha raggiunto livelli ben più alti rispetto alla Germania. La lotta contro il crimine organizzato, di stampo sia mafioso sia politico, ha reso accettabile alla grande maggioranza degli italiani l’uso pervasivo di strumenti di sorveglianza, siano essi videocamere o intercettazioni telefoniche. Non sarà un caso, ma in Italia basta la decisione di un procuratore quindi del magistrato inquirente – per intercettare i telefoni di un sospettato, mentre in Germania è richiesta Fautorizzazione da parte del tribunale, quindi da parte di giudici “terzi”. Infatti i numeri delle intercettazioni sono molto diversi. Nel 2012,Vultimo anno per il quale disponiamo di dati confrontabili. in Germania venivano intercettate 23.678 utenze telefoniche, fisse o mobili. In Italia le intercettazioni sono state ben 124.713! Spesso quelle intercettazioni finiscono sui giornali, soprattutto se concernono politici o grandi manager. Così gli italiani hanno potuto leggere il confronto acceso fra Matteo Renzi e il padre Tiziano, coinvolto in indagini sul crac di una banca. Allora sì che la privacy viene invocata anche in Italia. Renzi junior, infatti, ha reagito furiosamente, parlando di gogna a cui sarebbe stato esposto e invocando una stretta legale sull uso delle intercettazioni. Molti politici ci hanno provato negli ultimi 20 anni, ma finora non ci sono riusciti.

Milano: un robot che ordina i documenti del comune

36 CHILOMETRI è lunga la fila di documenti cartacei che il Comune di Milano ha raccolto dal 1865 al 2012 nei suoi diversi archivi. Oggi, a poco a poco, tutti vengono riuniti nella cosiddetta Cittadella degli archivi, uno degli archivi meccanizzati più grandi d’Europa. Eustorgio, un robot di ultima generazione, ha il compito di tenere tutto in ordine.

Green energy: obiettivo raggiunto!

L’Eurostat, l’Ufficio statistiche dell’Unione europea, ha pubblicato i dati sulla produzione di energie da fonti rinnovabili. Buone notizie per l’Italia, che ha superato già nel 2015 l’obbiettivo fissato dall’Europa per il 2020: produrre il 17% di energia da fonti rinnovabili. Nel 2015, infatti, la percentuale è stata del 17,5%. I paesi più virtuosi sono la Svezia, la Finlandia, la Lettonia e l’Austria, quelli più lontani dall obiettivo la Francia, l’Irlanda, il Regno Unito e il Lussemburgo. In totale, in Europa le energie rinnovabili rappresentano il 16,7% di tutta l’energia consumata. L’obiettivo dell’intera Unione europea è arrivare al 20% entro il 2020. E poi? Arrivare al 30% entro il 2030.

Super nel settore

L’Università Parthenope di Napoli è stata giudicata la peggiore università statale d’Italia, eppure l’eccellenza si nasconde anche qui. Per esempio nei corsi di Alessandra Rotundi, astrofisica e docente di Fisica di base al dipartimento di Scienze e tecnologie. La Nasa ha selezionato il team italiano della professoressa Rotundi per la missione Stardust, che ha studiato la polvere stellare prelevata dalla chioma di una cometa. Alessandra Rotundi; è stata inoltre responsabile di uno dei dieci strumenti a bordo della sonda Rosetta, una missione spaziale dell’Esa. Inoltre l’Esa consente solo a due atenei di partecipare al corso di astrobiologia offerto in inglese sul web: uno è proprio l’Università Parthenope di Napoli.

Visita il sito dell’Università Parthenope di Napoli.

Spegnamo la luve e torniamo a rivedere le stelle

L’Italia è il paese del sole, ma purtroppo non è il paese delle stelle. Uno studio del 2016 sull’inquinamento luminoso nei paesi del G20 mette al primo posto l’Italia e la Corea del Sud. Di fatto, il 77% della popolazione italiana non può vedere lo spettacolo della Via Lattea. L’unico posto in Italia dove la notte è ancora quasi “intatta” e vedere migliaia di stelle è ancora possibile si trova nell’Arcipelago toscano: Pisola di Montecristo. Le stelle sono poche per chi abita nella Pianura Padana, a Roma, a Napoli, a Torino e sulla costa adriatica, escluso il Gargano. Va un po’ meglio nelle campagne di Basilicata, Calabria e Sicilia, nell’Appennino tosco-emiliano, nella parte occidentale della provincia di Cuneo e in Maremma. Buona, infine, la situazione in Alto Adige, vicino al confine con l’Austria, e nella Sardegna Orientale, intorno al Golfo di Orosei. Nell’insieme, la situazione è preoccupante e – come spiega il fisico Fabio Falchi, fra i coordinatori dello studio – le amministrazioni devono fare più attenzione anche a come illuminano. La luce blu  dei led usati per l’illuminazione pubblica, per esempio, inquina molto i cieli.

Scusa, ti posso dare un feedback?

Ogni mattina, mentre guido o lavoro, ascolto in sottofondo un programma radiofonico di rassegna stampa che dà spazio agli interbenti degli ascoltatori.

Mi ritrovo a sospendere ogni attivita per concentrarmi e non perdere neanche una battuta quando arriva la rubrica sugli svarioni linguistici più in voga. Mi procura lo stesso piacere di un raschio delle unghie sulla lavagna, ma si sa, tante volte l’orrore ci attrae e sequestra la nostra attenzione. “La nostra mission è trovare una location che esprima la nostra vision e ci consenta una performance di high profile”, oppure “Downlodate gli attachment e resettate tutto” e via importando e declinando all’italiana. Non per spirito patriottico, ma per rispetto delle orecchie altrui – penso al rischio sulla lavagna – non uso anglicismi se esiste un corrispontete italiano. Devo ammettere, però, che mi è capitato di fare alcune eccezioni. L’ultima riguarda la parola feedback. Ho provato a usarla e devo dire che funziona molto meglio delle tante traduzioni in italiano. Nel linguaggio tecnico e scientifico, feedback è il processo per cui il risultato dell’azione di un sistema (apparecchio o meccanismo) si riflette sul sistema stesso, per corregerne o modificarne il comportamento. Nel linguaggio comune, accompagnato dall’aggettivo positivo o negativo, esprime – spesso sotto forma di pallini o stellette, vedi Tripadvisor – una valutazione. I siti che offrono servizi o i ristoranti che chiedono un feedback dichiarano di volerci ascoltare per poterci accontentare. Così come i leader, che non vogliono più essere solo “capì”,  danno e chiedono un feedback, all’insegna  della reciprocità, nell’interesse della cooperazione. Almeno in teoria. In italiano la potenza di questo neologismo sta nell’avere eliminato ogni imbarazzo nel giudicare un comportamento  altrui per direttissima esprimendo,  in piena faccia, critica o approvazione. “Scusa, ti posso dare un feedback”? In ufficio suona suona (o dovrebbe suonare) come un’opportunità di crescita, un’osservazione che descrive comportamenti senza introdurre elementi valutativi nei confronti delle persone, e generalizzazioni. “La critica può non essere piacevole, ma è necessaria. Svolge la stessa funzione del dolore fisico nel corpo. Richiama l’attenzione su uno stato malsano delle cose”, diceva — Winston Churchill, usando la parola criticism e non feedback. Intanto studi scientifici hanno appurato che un commento negativo rimane nella mente cinque volte più a lungo di una lode, perché la risposta emozionale a una critica è molto più forte rispetto a quella suscitata da un complimento. Cos’è allora una “critica costruttiva”, che esisteva già prima del feedback? Forse quella che tiene conto, da parte di chi vuole correggere l’oprato di qualcun altro, di non avere dato sufficiente feedforward, “nutrimento in anticipo”? Già, ma come mai questa parola non si sente da nessuna parte? Aspetta vostro feedback.

Carabinieri in verde

Se vedete sulle strade italiane una macchina dei Carabinieri di colore verde, non pensate a uno scherzo. Dal 1 ° gennaio, 7.000 forestali (su poco più di 7.500)
fanno parte del corpo dei Carabinieri e le loro auto sono verdi. Il provvedimento della ministra per la Semplificazione Madia ha l’obiettivo di tagliare i costi dello stato, con un risparmio stimato di 100 milioni di euro. La decisione ha suscitato anche molte polemiche. Il Corpo forestale, istituito nel 1822, è una forza di polizia a ordinamento civile. Il suo compito è di tutelare abiente e di reprimere i reati ambientali e agroalimentari. I Carabinieri, al contrario, sono una forza armata e fanno parte dell’Esercito italiano. Se commettono un reato vengono giudicati dal tribunale militare, non hanno diritti sindacali ne di sciopero. Insamma, il cambio è radicale.

Il gioco d’azzardo non paga

In Italia il gioco d’azzardo è un grande problema sociale. Nel 2016 gli italiani hanno speso più di 9 miliardi di euro solo nei Gratta e vinci! Una cifra enorme. Secondo i dati dei Osservatorio sui giochi, in Italia ci sono 1,2 milioni di giocatori patologici e più di 400.000 sono donne. Cosa c’è dietro il gioco d’azzardo? Perché vince sempre il banco? Il modo migliore per curare la dipendenza è capire il meccanismo del gioco. Come? Questione di matematica, sostengono il fisico Paolo Canova e il matematico Diego Rizzato. Le formule che i due studiosi hanno sviluppato aiutano il giocatore a calcolare la probabilità di sconfitta e a prevedere quanti soldi perderà sul lungo termine. Per esempio, le probabilità di vincere al Superenalotto è una su 622 milioni. Perdere, dunque, è matematico. Non c’è dubbio: essere consapevoli è il miglior “vaccino” contro il vizio del gioco. I due studiosi hanno fatto (e fanno) il giro d’Italia per spiegare come usare la matematica e il calcolo delle probabilità per guarire la dipendenza. Tengono conferenze, forniscono consulenze nei centri di aiuto delle Aziende sanitarie locali, organizzano incontri nelle scuole e, infine, hanno scritto un libro che si intitola come il loro progetto: Fate il nostro gioco (www.fateilnostrogioco.it). Insomma, quando si tratta di azzardo, il gioco non vale la candela!

Novità in Vaticano

Il restauro del Braccio Nuovo dei Musei Vaticani è finito dopo sette anni di lavori. E costato 2,3 milioni di euro e ha riguardato tutte le 140 statue, i mosaici e l’architettura di questa parte dei Musei Vaticani. Il Braccio Nuovo è stato costruito fra il 1816 e il 1822 per volontà di papa Pio VII. L’architetto Raffaele Stern, sotto la guida di Antonio Canova, ha progettato questo spazio per ospitare le statue requisite durante le campagne napoleoniche e restituite dalla Francia all’Italia nel 1816. Il risultato del restauro è sorprendente: le statue sono tornate al vecchio splendore; le nicchie che le ospitano sono di nuovo color azzurro carta da zucchero. I pavimenti brillano, con i bellissimi mosaici che raccontano la storia di Ulisse. I 12 grandi lucernari danno a queste stanze una luce unica, che
illumina tutto in modo uniforme. Ma questa non è l’unica novità
per i Musei Vaticani. Da gennaio Barbara Jatta è la prima direttrice donna di questa famosa istituzione dopo tanti direttori uomini. Romana, mamma di tre bambini, Barbara Jatta ha 54 anni e dopo più di 20 anni di lavoro, nel giugno 2016 era diventata vicedirettrice. I Musei Vaticani sono il fiore all’occhiello del Vaticano, con oltre sette chilometri di esposizione e la Cappella Sistina. I lavoratori sono circa 900, compresi custodi, tecnici e restauratori.

275.000€ – Merda d’artista n. 61 di Piero Manzoni

275.000 euro è il prezzo pagato a un’asta per la scatoletta Merda d’artista numero 61 di Piero Manzoni. È una cifra record per queste famose opere d’artè, realizzate nel 1961 per protestare contro chi considera l’arte solo una mercé. Manzoni ha realizzato 90 scatolette e finora la più costosa era la numero 54, comprata per 249.959 euro. In ogni caso, si tratta di cifre altissime, se si pensa che all’inizio le scatolette costavano 21.000 lire, l’equivalente di 30 grammi d’oro. Le lattine hanno un diametro di 6,5 centimetri e sono alte 4,5 centimetri. Sono tutte uguali e hanno la stessa etichetta: “Merda d’Artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta e inscatolata nel maggio 1961 “. Cosa contengono in realtà? Non si sa, perché nessuno ha osato aprirne una, per non danneggiare l’opera e perdere il suo valore.

Piero Manzoni: È morto di infarto a soli 29 anni, ma Piero Manzoni è stato protagonista dell’artè concettuale tipica degli anni Cinquanta e Sessanta. L’amore per l’arte nasce dopo un incontro con Lucio Fontana, artista famoso per i buchi e i tagli sulle tele. Come Fontana, Manzoni sceglie di provocare il pubblico, come dimostra la serie Merda d’artista, la sua opera più famosa, ma non l’unica. Ci sono anche Corpi d’aria, chiamati in seguito Fiato d’artista, semplici palloncini che Manzoni gonfìa con il suo fiato; le Linee, righe disegnatè su un foglio di carta arrotolato, messo in un cilindro, etichettato e firmato; la Base magica, un piedistallo di legno per lo spettatore: basta salire per diventare un’opera d’artè vivente!