feedback

Scusa, ti posso dare un feedback?

Ogni mattina, mentre guido o lavoro, ascolto in sottofondo un programma radiofonico di rassegna stampa che dà spazio agli interbenti degli ascoltatori.

Mi ritrovo a sospendere ogni attivita per concentrarmi e non perdere neanche una battuta quando arriva la rubrica sugli svarioni linguistici più in voga. Mi procura lo stesso piacere di un raschio delle unghie sulla lavagna, ma si sa, tante volte l’orrore ci attrae e sequestra la nostra attenzione. “La nostra mission è trovare una location che esprima la nostra vision e ci consenta una performance di high profile”, oppure “Downlodate gli attachment e resettate tutto” e via importando e declinando all’italiana. Non per spirito patriottico, ma per rispetto delle orecchie altrui – penso al rischio sulla lavagna – non uso anglicismi se esiste un corrispontete italiano. Devo ammettere, però, che mi è capitato di fare alcune eccezioni. L’ultima riguarda la parola feedback. Ho provato a usarla e devo dire che funziona molto meglio delle tante traduzioni in italiano. Nel linguaggio tecnico e scientifico, feedback è il processo per cui il risultato dell’azione di un sistema (apparecchio o meccanismo) si riflette sul sistema stesso, per corregerne o modificarne il comportamento. Nel linguaggio comune, accompagnato dall’aggettivo positivo o negativo, esprime – spesso sotto forma di pallini o stellette, vedi Tripadvisor – una valutazione. I siti che offrono servizi o i ristoranti che chiedono un feedback dichiarano di volerci ascoltare per poterci accontentare. Così come i leader, che non vogliono più essere solo “capì”,  danno e chiedono un feedback, all’insegna  della reciprocità, nell’interesse della cooperazione. Almeno in teoria. In italiano la potenza di questo neologismo sta nell’avere eliminato ogni imbarazzo nel giudicare un comportamento  altrui per direttissima esprimendo,  in piena faccia, critica o approvazione. “Scusa, ti posso dare un feedback”? In ufficio suona suona (o dovrebbe suonare) come un’opportunità di crescita, un’osservazione che descrive comportamenti senza introdurre elementi valutativi nei confronti delle persone, e generalizzazioni. “La critica può non essere piacevole, ma è necessaria. Svolge la stessa funzione del dolore fisico nel corpo. Richiama l’attenzione su uno stato malsano delle cose”, diceva — Winston Churchill, usando la parola criticism e non feedback. Intanto studi scientifici hanno appurato che un commento negativo rimane nella mente cinque volte più a lungo di una lode, perché la risposta emozionale a una critica è molto più forte rispetto a quella suscitata da un complimento. Cos’è allora una “critica costruttiva”, che esisteva già prima del feedback? Forse quella che tiene conto, da parte di chi vuole correggere l’oprato di qualcun altro, di non avere dato sufficiente feedforward, “nutrimento in anticipo”? Già, ma come mai questa parola non si sente da nessuna parte? Aspetta vostro feedback.

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